Precarietà degli Immortali (2/3)
Curioso, ma immensamente significativo: gli uomini non hanno più peccato di hybris quando è stato chiaro e inequivocabile che gli dei erano – non potevano essere – dio. E il loro phtonos è cessato quando è stato chiare che non c’era nulla di cui essere davvero gelosi.
Gli dei, verosimilmente, non sono morti e nessuno li ha mai uccisi. Semplicemente, scoperti (e scopertisi) essere semplicemente Immortali, sono rimasti indietro. Noi li abbiamo lasciati indietro.
Perché noi evolviamo e siamo costretti a correre, mentre loro non evolvono – oppure, il loro evolvere a un certo punto di chissà quale inimmaginabile storia, è finito mentre il nostro è, storicamente, appena iniziato.
E’ terribile scoprire che gli dei non sono dio. Non si può perdonare agli dei il non averci impedito di scoprirlo. Non si può perdonare agli dei di non essere in grado di mantenere sempre la stessa distanza da noi, perché noi corriamo e Loro no.
Cercare di essere dio è hybris, cercare di essere un dio – cioè immortali – non lo è. E’, anzi, un diritto, un diritto per i Mortali ai quali è stato assegnato, insieme al morire, e in pari misura, l’inaccettabilità del morire.
Diritto inalienabile – forse lontanissima memoria di una condizione che i Mortali hanno perduto – di cui nessuno degli Immortali può disporre e che nessuno degli Immortali è legittimato a negare.
Gli uomini non sono mai (o ancora?) arrivati all’immortalità e forse non vi arriveranno mai. Ma ciò non ha salvato gli Immortali dall’evolvere dei Mortali: i quali, coll’escluderli dal proprio orizzonte, li hanno inesorabilmente condannati non tanto all’oblio, quanto all’irrilevanza, come accade a un eroe o a un genio superati dal tempo, che non cessano di essere (stati) eroe o genio.
Condanna all’inisignificanza significa esclusione dall’orizzonte sapienziale che i Mortali, ormai diventati uomini, hanno cominciato a tracciare quando Talete, uno dei Sette della sapienzialità arcaica, la sapienzialità del dio, volse le spalle ad Apollo dopo che parole sue, non del dio, furono scolpite sul frontone del tempio del dio a Delfi.
(Segue)