Vino nuovo in otri nuovi (2/2)
L’universale è la forma sapienziale sincronica – i molti immediatamente presenti in uno senza necessità di numerare ciascuno, L’algoritmo (quello numerico è solo l’ultimo arrivato) è la forma sapienziale diacronica, cioè l’assemblaggio contemporaneo di universali in una successione predefinita. Il tempo per i Mortali stringe. Drammaticamente. Non possono attendere il ritmo degli Immortali perché non dispongono del tempo di quelli e il loro termine è tragicamente breve.
Forse ai Mortali non sarebbe dovuta interessare una forma sapienziale qualsiasi. Non potremo mai saperlo – potremo solo supporre una lontana parentela ontologica con gli Immortali a causa di questo comune interesse. Ma poiché è andata come è andata, i Mortali hanno preso a correre per cercare di colmare l’abisso del tempo che li separava dagli Immortali.
E’ verosimile immaginare che gli Immortali abbiano guardato al correre dei Mortali come a qualcosa di incomprensibile – d’altra parte Loro non hanno alcuna necessità né di universali né di algoritmi. Non avvertendo l’urgere del tempo, l’ossessione di unificare i molti in uno, sempre più molti in uni sempre più efficaci, sugli Immortali non ha alcuna presa.
E’ stato correndo per tentare di recuperare il distacco, che i Mortali si sono accorti, all’improvviso, di quanto fosse fuorviante scambiare l’immortalità per divinità. Gli Immortali sono immortali, non dio – il theion. Perché, alla fine, possedere le cose con l’universale e l’algoritmo non necessita di alcuna intermediazione da parte degli dei. In più, l’uno e l’altro mostrarono fin dall’inizio un’efficienza (ma forse non efficacia) indiscutibilmente superiore all’oracolo e alla divinazione.
Alla ricerca di una forma sapienziale a propria misura, l’antica forma – quella il cui possesso insindacabile era appannaggio esclusivo degli dei che ne donavano frammenti su richiesta – non poteva avere luogo, collocazione in ciò che i Mortali avevano avviato.
Fu così che gli dei divennero Immortali e i Mortali devennero uomini.
Fu giocoforza per gli uomini cominciare a manipolare il contesto, non avendo il tempo necessario ad assecondarlo e seguirlo nel suo lentissimo trapassare da forme a forme. Ciò è possibile solo agli Immortali. All’origine della nostra forma sapienziale di occidentali si trova la consapevolezza drammatica del tempo troppo breve assegnatoci – in verità qualsiasi tempo, di qualunque estensione, sarebbe troppo breve se ci fosse dato già con il suo limite: per questo la sapienzialità degli Immortali ignora il tempo.
(Fine)
Nota a margine.
Senofane è il primo a dire che gli dei non sono dio. Lui non dice che sono semplicemente – si fa per dire – immortali – lui dice che non sono e basta: forse perché gli è impossibile immaginare dei che non siano dio.
Per questo li riduceva a caricature: se gli dei non sono dio, non sono altro che caricature.
Ma gli dei che non sono dio sono semplicemente gli Immortali. E non è facile liberarsi degli Immortali.
Sfuggiva a Senofane la possibilità opposta a quella che ridicolizza: non che gli uomini immaginino gli dei biondi con gli occhi azzurri o neri col naso camuso, ma che ci siano uomini biondi con gli occhi azzurri e neri con il naso camuso, perché ci sono dei biondi con gli occhi azzurri e dei neri con il naso camuso. Il cromatismo è irrilevante ai fini dell’Immortalità.