34. La stagnazione della specie (1/2)
La sospetta pietas di chi ha cantato il mito di Aracne si è talmente affannata a sottolineare la hybris della donna, che è riuscita a far passare in secondarissimo piano – quando a far dimenticare – che in fondo Aracne ha sconfitto la dea. Non l’avesse sconfitta, la dea non avrebbe reagito come ha reagito. Ne segue che la pena comminata ad Aracne per la sua colpa, è al tempo stesso esplicita e inesorabile ammissione della di lei vittoria sulla dea. Cioè della sconfitta della inequivocabile (e inequivocata) della dea. Il dato incontrovertibile e terribile che il mito ha sempre cercato di occultare, è proprio la sconfitta di Atena. Non solo: la sconfitta di Atena in ciò per cui Atena è ritenuta e venerata come dea: l’abilità nelle arti.
Soprattutto, è una domanda terribile e sgomentante – la più immediata, ovvia e spontanea – che il mito condanna silenzio: come può un mortale superare un dio? E superarlo in ciò per cui il dio si pone e si propone come dio? E dunque: Aracne, come Marsia, come tutti coloro che sono stati migliori di un dio, non hanno forse compromesso irrimediabilmente la definizione di dio?
A fronte a questa domanda, la punizione non è affatto una risposta. É, semmai, una dichiarazione di impotenza. Ciò che è stato confutato è stato confutato, anche eliminando chi lo ha confutato.
Chi erano – o sono – quegli dei che sono stati superati da mortali nelle loro divine abilità?
Evidentemente non erano dei – qualunque cosa sia l’essere-dio a fronte dell’essere-Dio. Al massimo, potevano essere epifania alquanto parziale del theion. Il mito li chiama quasi sinonimicamente Immortali, scambiano a pari dignità l’uno e l’altro termine che in verità sinonimi non sono affatto.
Altrove qui si dice e si dirà sulla differenza fra dio e Immortale. Ciò che qui conta evidenziare è una differenza fra Mortali e Immortali ben più radicale della durata – la durata è sul piano della mera quantità (di tempo): i Mortali evolvono, gli Immortali no – l’evolvere è decisamente sul piano della qualità.
Noi evolviamo, cioè mutiamo nel tempo, cogliamo e incoraggiamo il nuovo, ci adattiamo ai cambiamenti.
Quando mai il mito ha ricordato un divenire negli dei – a parte le storie sulle origini di ciascun dio, trascurabile periodo se parametrato alla durata dell’immortalità. Gli Immortali non devolvono e nemmeno involvono. Gli Immortali stagnano, immobili nella perpetuazione dell’invariabilità della loro condizione.
(Segue)