skip to Main Content
Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

Götterdämmerung (1/3)

Gli Immortali della Grecia arcaica sono figure in fondo fragili, aleatorie e altamente problematiche.
Nascono non dal caos originario ma da un contraddizione originaria mai risolta perché non risolvibile – e di quella contraddizione sono morti, in quanto dei per i Mortali. E’ la contraddizione fra l’esser-dio e l’essere dei. Tra la commensurabilità dell’essere dei e l’incommensurabilità dell’esser-dio. Tra effettività e necessità.
All’inizio, quando i Mortali erano solo mortali, gli Olimpi erano gli Immortali singolarmente definiti dal mito chiamati anche ad essere ragione di ogni cosa. La storia unica e irripetibile di ciascuno di Loro fu obbligata a coesistere con l’astoricità della condizione ontologica di arché – o di unum necessarium. Individui generali, insomma. Singolarità costrette a recitare la parte di universali.
Non poteva reggere e non ha retto. Dei strutturalmente contraddittori perché non possono essere dio, alla fine non possono essere nemmeno dei, a ben vedere, cioè semplici Immortali.
Non esiste immortalità nella dimensione del divenire. E’ banale ovvietà.
La lezione parmenidea sancisce l’impossibilità un medio fra l’essere che non può non essere e nonessere (to me on) che non può mai veramente essere. Dal punto di vista di Parmenide, gli dei sono una mostruosità ontologica. I cinquantacinque motori immobili di Aristotele non sono gli dei della Grecia arcaica, di Omero e di Esiodo. Sono cloni dell’unum necessarium piegato alle necessità della sua fisica. E, propriamente, non sono nemmeno immortali. Sono eterni.
Per ovviare alla mostruosità ontologica, l’angelologia di Tommaso immaginerà un contesto e perfino una duratio propri per i suoi Immortali, ma ugualmente mostruosità ontologiche.
Banalmente, per essere dio gli dei non possono, come minimo, avere storia. Tantomeno storie – l’unum necessarium non copula con la più bella del reame di turno.
Gli dei tramontano oltre l’orizzonte dei Mortali divenuti ormai uomini, dopo che la contraddittorietà delle loro attribuzioni non può più essere nascosta, figliando direttamente la sapienzialità dei Mortali. Il disvelamento dell’originaria contraddizione che impedisce ai theoi di essere il theion ha reso possibile la sapienzialità dei Mortali. E la sapienzialità dei Mortali, all’inizio, è stata il lamento funebre per l’inesorabile Götterdämmerung da cui ha preso avvio l’Occidente.
(Segue)

Back To Top