Introibo
Solo alla fine della lunga traversata, quando la constatazione più immediata è che bello e fascinoso è stato l’attraversare non l’approdare – l’unico approdo in verità concessoci è un nessun-luogo, cioè un nessun-approdo – solo alla fine arriva, necessaria e ineludibile, la domanda sull’inizio, la domanda sulle ragioni dell’inizio. Domanda finale forse anche perché sempre elusa, e sempre elusa perché, forse, non siamo in grado di reggerne la risposta.
Perfino Giorgio Colli nella sua Nascita della filosofia – quanto di più suggestivo sia stato scritto sugli inizi – la elude. La domanda si può formulare così: perché, a un certo punto, ai mortali non è più bastata la sapienza del dio? Come è potuto accadere che noi, mortali e consapevoli di esserlo,
abbiamo osato immaginare di poter fare meglio del dio?
Non possiamo cavarcela semplicemente accusandoci di orgoglio ed empietà. La hybris è una colpa, ma non una ragione. Per questo, in verità, non ce la siamo mai cavata.
La sapienza del dio, a un certo punto, collassa. Non è dato sapere se dopo lunga agonia, dopo una improvvisa catastrofe o per spontaneo esaurimento. E al collasso sapienziale non sopravviverà nemmeno il dio. Nemmeno gli dei.
É stata una lotta fra i mortali e il dio? Una lotta contro il dio perché era dio e non perché possessore della sapienza?
Possiamo solo congetturare. Ma che gli dei abbiamo cominciato a morire dopo che i mortali si sono impossessati della sapienza del dio – non è necessario qui entrare nei dettagli sui rapporti fra il dio e gli dei – non è congettura e suggerisce che l’esser-dio e il possedere la sapienza erano – e sono – una medesima cosa.
Ma forse la sapienza non è stata tolta al dio e i mortali non se ne sono affatto impossessati.
Forse, più banalmente – e più in linea con la miseria della nostra mortalità – è stata solo disconosciuta, negata come sapienza che interessasse a noi. E ridotta poi a farsa o a inganno da quando, noi mortali, abbiamo osato immaginare l’inimmaginabile: la possibilità di una sapienza senza il dio, senza l’ingombrante presenza del dio.
Non potremo mai sapere se il nostro voltare le spalle alla sapienza del dio avesse di mira in verità il fare a meno del dio, ma il tempo dimostrò poi questa inesorabile verità.