12. Romanticismo meccanico
C’è un’inquietante sincronia tra il Frankenstein or The Modern Prometheus di Mary Wollstonecraft e Der Sandman di Hoffmann, del 1815 questo, del 1816 quello. La Vita nella sua abissale tragicità e la Macchina nella sua abissale tragicità, senza dubbio, ma anche la prospettiva – agghiacciante – che in fondo non ci sia differenza radicale fra Vivente e Meccanico. Una mancata differenza che pende tutta dalla parte del Meccanico – la Vita è Meccanismo – e troverà nella Eva futura di Villiers de l’Isle Adam e nella Maria meccanica di Metropolis il suo apogeo letterario, peraltro timidissimi preludi alle magnifiche sorti e progressive della Meccanica Imitativa che oggi ci mette a disposizione l’Intelligenza Artificiale in attesa degli NS-5 di I, Robot.
Esito ovvio, se si comincia, con Cartesio, a evocare il Meccanico per darsi ragione delle oscurità del Vivente e si prosegue, per la maggior comodità e arrendevolezza del Meccanico, fino allo homme machine di La Mettrie andando ancora oltre poi con Laplace per finire con la logica come ars mechanica tra Otto e Novecento.
Ciò che stona infine nell’equazione tra Vivente e Meccanismo, è che il Vivente sia vivente. Il principio di economia suggerirebbe di saltare barocchismi intermedi e di arrivare subito al Meccanismo.
Mary Wollstonecraft suggerì che il Vivente, trattato come Meccanismo, porta a esiti catastrofici.
Così come Hoffman mostrò che trattare il Meccanismo come Vivente, non può comportare esiti diversi.
Ciò avrebbe dovuto dissuadere da continuare sulla via indicata da Cartesio. Ma non è stato così.
L’orrore uscito dalla follia di Viktor Frankenstein così come il capolavoro meccanico di Spalanzani, erano in fondo primi tentativi, e dunque la catastrofe va imputata all’assenza di pratica.
Per l’Eva futura e la Maria meccanica, al contrario, la catastrofe va imputata alla loro riuscita fin troppo perfetta.
Anche se può sembrare eccessivo sostenerlo, è stata l’anima romantica ad aprire le porte alla Meccanica, fino ad allora rimasta confinata entro il saldo perimetro della filosofia naturale. Ma del resto, l’anima romantica – apprendista stregone senza stregone a toglierla dai guai – non è mai così faustiana come quando evoca il Demone Meccanico che poi non è più riuscita a precipitare nell’inferno da cui l’aveva chiamato.
Che almeno a partire da Bergson, si sia cercato di mettere in sicurezza il Vivente dal Meccanico, non ha portato il dibattito oltre Cartesio. Perché, almeno a partire da Bergson, si è sempre cercato di respingere la questione su quanto sia meccanico il Vitale, senza mai porre la domanda vera, l’unica capace di redistribuire le carte: quanto è vitale il Meccanico?