60. Logomeccanica – Logomechanics
La condizione di ogni meccanicità è la sequenzialità. Meccanica è prima di tutto configurare (o riconfigurare) un percorso da A a B secondo un ordine sequenziale di passi definiti e in numero finito, reiterabile identicamente un numero in linea di principio infinito di volte e sempre nella medesima direzione.
1. La meccanica è in fondo la soluzione di un problema di traduzione – una traduzione – e la macchina è la versione tradotta nel linguaggio dell’ingranaggeria (in generale: della componentistica, appunto, meccanica) di processi spontanei. Una macchina che funziona – la meccanica è funzionamento – è la ricostruzione di una sezione del continuo isolandone un dominio e traducendolo in un numero finito di passi, cioè dividerlo in singoli moti che nel continuo non esistono – il continuo ha un suo moto complessivo: che noi lo sezioniamo in una combinazione di moti di ordine inferiore non implica affatto che il moto complessivo del continuo sia combinazione di moti di ordine inferiore.
Mimesi del continuo attraverso una sequenza di discreti, mimesi sequenziale e discreta del continuo.
2. Evidente, da questo punto di vista, l’identità di logica e meccanica. Non semplicemente ex post, perché la logica è ormai artificio meccanico e appannaggio di macchine: la meccanizzazione della logica comincia con Frege – comincia prima, ma con Frege l’Occidente arriva alla consapevolezza totale dell’identità fra logica e meccanica che si tratterà da lui in avanti solo (si fa per dire) di far emergere – e sarebbe suggestivo indagare se sia premessa o conseguenza della logicizzazione della meccanica.
Logico è solo ciò che è meccanizzabile e meccanico è solo ciò che è logicizzabile. Dimostrare è costruire una sequenza finita di passi con componentistica definita e univocamente percorribile. La differenza è che la meccanica trasmette il moto del motore mentre la logica trasmette la verità delle premesse. Moto che trasmette moto la meccanica, moto che trasmette stabilità la logica Simboli invece di ingranaggi.
3. La meccanica opera sequenzialmente, mai in parallelo. Quando accade, è perché opera contemporaneamente più sequenze. Così la logica. Verosimilmente la chiarezza e distinzione poste da Cartesio come premessa inderogabile di ogni discorso sapienziale, nella loro brutalità non attenuabile, significano sequenzialità definita nei passi e finita nel numero dei passi. E a una maggiore brutalità corrisponde una maggiore efficacia del meccanismo.
Cosa rimanga in un robot o nella dimostrazione del teorema di Gödel del continuo iniziale, per mimare il quale si è entrati nella prospettiva logico-meccanica, è questione cui né la logica né la meccanica hanno risposta. E se è vero che la nostra forma sapienziale di occidentali non può che essere logico-meccanica, seppure con vario grado di chiarezza e distinzione, allora è anche questione a cui non ci è possibile rispondere.
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The condition of all mechanicality is sequentiality.
Mechanics is, first and foremost, the configuring (or reconfiguring) of a path from A to B according to a sequential order of defined steps, finite in number, and repeatable an in-principle infinite number of times, always in the same direction.
1. Mechanics is ultimately the solution to a problem of translation—a translation—and the machine is the version translated into the language of gearwork (or more generally: of mechanical components) of spontaneous processes.
A functioning machine—mechanics is functioning—is a reconstruction of a segment of the continuum, by isolating a domain and translating it into a finite number of steps, that is, dividing it into individual motions which do not exist in the continuum.
The continuum possesses a comprehensive motion: our division of it into a combination of lower-order motions does not at all imply that the overall motion of the continuum is itself a combination of lower-order motions.
A mimesis of the continuum through a sequence of discretes; a sequential and discrete mimesis of the continuous.
2. From this point of view, the identity of logic and mechanics is clear.
Not merely ex-post, since logic has now become a mechanical artifice and the domain of machines: the mechanization of logic begins with Frege—it begins earlier, but with Frege the Occident at full awareness of the identity between logic and mechanics, which from that point onward is merely (so to speak) a matter of bringing it to light.
And it would be suggestive to investigate whether this is the premise or the consequence of the logicization of mechanics.
Only that which is mechanizable is logical, and only that which is logicizable is mechanical.
To demonstrate is to construct a finite sequence of steps with a defined set of components, feasible in one and only one way.
The difference is that mechanics transmits the motion of the motor, while logic transmits the truth of the premises.
Mechanics: motion transmitting motion.
Logic: motion transmitting stability.
Symbols instead of gears.
3. Mechanics operates sequentially, never in parallel.
When it appears to do so, it is because it operates multiple sequences at the same time.
The same happens with logic too.
It is likely that the clarity and distinctness posited by Descartes as the non-negotiable premise of all sapiential discourse—in all their unyielding brutality—mean precisely: sequentiality, defined in its steps and finite in their number.
And the more brutal the method, the more effective the mechanism.
What remains, in a robot or in the proof of Gödel’s theorem, of the original continuum (the very continuum whose mimicry entered us into the logical-mechanical perspective) is a question to which neither logic nor mechanics can respond.
And if it is true that our Occidental form of sapientiality can only be logical-mechanical—albeit with varying degrees of clarity and distinction