Divertissement popperiano
Supponiamo che la teoria A sia confermata dalla prova sperimentale B. Fino a un certo grado di complessità di B , che B sia prova sperimentale di A, è di immediata evidenza. Il prisma di Newton è stato prova immediata della scomponibilità della luce. Tuttavia, più A si complessifica, più si complessifica B. Un acceleratore di particelle non offre la medesima immediatezza di risultato offerta dal prisma di Newton. E’ necessario un corpo teorico intermedio C che dia istruzioni precise su come leggere B in funzione della conferma (o smentita) di A. Nulla autorizza a ipotizzare un limite a priori al grado di complessità di C e nemmeno una relazione definita fra complessità di A e complessità di C. In linea di principio, C potrebbe avere una complessità uguale a quella di A o anche maggiore. Potrebbe essere anche che C appartenga strutturalmente ad A e dunque le istruzioni per la lettura di B non sarebbero corpo teorico intermedio, ma sarebbero parte integrante. Anche se le istruzioni per la lettura dovrebbero essere neutre – cioè lettura che può nella stessa misura confermare o smentire A – è fin troppo facile che succeda a C di essere strutturata in modo da confermare sempre e comunque A. Detto altrimenti: se un acceleratore di particelle è stato costruito sulla base teorica della teoria dei quanti, è difficile immaginare che possa smentirla. Le teorie, al contrario di quanto auspicava Popper, non cedono facilmente alla confutazione. E desta sempre un po’ di inquietudine quando, nonostante sia parte strutturale di A, C risulti smentire A. Rischio tuttavia non meno esiziale è che C assuma complessità tale da richiedere un ulteriore corpo teorico intermedio D, per essere utilizzata a conferma o smentita di A. Appendice di secondo grado, D comprenderà istruzioni per usare istruzioni, essendo C non immediatamente utilizzabile come corpo di istruzioni per confermare o smentire A. In assenza di una epistemologia della prova, è impossibile definire absolute cosa sia la prova. Di conseguenza sarà impossibile definire absolute le istruzioni per l’uso, esponendo C al rischio di un rimando continuo. O, meno drammaticamente, C non sarà più il corpo di istruzioni per giudicare la teoria, ma sarà diventato a sua volta teoria a pieno titolo, teoria per giudicare una teoria. Teoria di secondo grado. Allora non basta un’epistemologia della teoria perché non è solo la teoria a dover fare i conti con la propria complessità, ma anche la prova. La quale, oltre una certa complessità, non sarà più, semplicemente, prova di una teoria, ma teoria-satellite, per così dire, di una teoria, a sua volta necessitante di un corpo teorico intermedio di istruzioni. Le teorie del tutto sembrano spingere inevitabilmente verso prove sempre più complesse. Vuol dire verso teorie della prova sempre più complesse. Che, malauguratamente, necessiteranno di prova.