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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

5. GIORGIA MELONI E L’ORNITORINCO

Dopo la mucca nel corridoio intravista da Bersani, nei corridoi della politica arriva l’ornitorinco. Il sistema autocontemplativo e autoonfalocentrico dell’intellettualità organica della gauche d’essai è andato in affanno. Motivo della tempesta che si annuncia perfetta, è Giorgia Meloni. Non per la sua forza elettorale (la gauche d’essai è abituata alla testimonianza autarchica e in fondo governare è una seccatura per chi passa la sua vita a denunciare e indignarsi) ma perché Giorgia Meloni è quel che è: una donna che è anche leader di quella destra machista, sciovinista e ginofoba, e dunque oppressiva compressiva e repressiva del femminile, così indispensabile all’intellettualità della gauche d’essai per saper come tirare sera.
Non che all’autocontemplante impegnato possa calere qualcosa dell’occhichiara che mira alla premiership, ma se Giorgia Meloni esistesse davvero o se fosse davvero quello che si dice, la Weltanschauung della gauche d’essai potrebbe uscirne radicalmente compromessa. Di qui la mobilitazione della Sorellanza del quotidiano La Repubblica (Marzano, Aspesi, De Gregorio, ecc.) per cercare disperatamente di normalizzare l’ornitorinco.
Dunque, l’ornitorinco. In un memorabile saggio, Umberto Eco chiamò in causa addirittura Immanuel Kant per spiegare il conflitto inevitabile tra i paradigmi acquisiti e il nuovo che avanza. L’ornitorinco, appena scoperto in Australia nel Settecento, sembrava la negazione di ogni paradigma zoologico acquisito: oviparo e mammifero, pelliccia e piedi palmati, becco da uccello e coda a spatola. Insomma, un concentrato di contraddizioni anatomiche che aveva l’impudenza di esistere senza chiedere il permesso e pertanto, che esistesse davvero questo uccello quadrupede, nuotatore peloso, che allatta i piccoli dopo aver fatto le uova, era un problema drammatico.
Questo nel Settecento. L’esistenza di Giorgia Meloni, per la gauche d’essai, è l’analogo politico del paradosso zoologico settecentesco.
Spieghiamo. La Weltanschuung della gauche d’essai è un’orbita ellittica che si muove attorno a due fuochi: il primo è che la destra non può che essere machista, sciovinista e ginofoba, e dunque oppressiva compressiva e repressiva del femminile. Il secondo, per conseguenza, è che il femminile non può che essere inclusivo, integrativo e unitivo, e dunque di sinistra. Logico, no?
Di qui il dramma: che diavolo ci fa una donna a capo di questa destra?
Sul dilemma sparge lacrime d’inchiostro la Sorellanza (per esempio Michela Marzano e Natalia Aspesi su La Repubblica del 2 e 3 settembre).
Ecco un modestissimo contributo per fare un po’ d’ordine.
Se la destra non può non essere quello che la gauche d’essai si tramanda di generazione in generazione da Gramsci a Saviano, e se è alquanto problematico provare che Giorgia Meloni non sia di destra, rimangono solo le tre seguenti ipotesi tenere in piedi il poderoso castello di carte gauchista:
a) Giorgia Meloni non esiste;
b) Giorgia Meloni, come ogni donna, è vittima inconsapevole della destra;
c) Giorgia Meloni ha venduto l’anima alla destra in cambio del potere.
Esaminiamo.
La prima è dura da sostenere anche di fronte alla pancia dell’elettorato che ha gioito nel vedere Letta rispolverare la bandiera rossa. Si potrebbe tuttavia tentare di sostenere che Giorgia Meloni in realtà non è Giorgia Meloni: potrebbe essere per esempio un automa come la Eva Futura di Villiers de l’Isle Adam e la Maria meccanica di Metropolis di Friz Lang o un ultracorpo come nel film di Siegel. Non impossibile ma difficile…
La terza è da escludersi a priori: in politica, la fila di chi venderebbe l’anima a qualcuno per ottenere anche meno del potere, è infinita. E non pare che Giorgia Meloni abbia avuto particolari titoli di merito per saltare la fila.
Decisamente più praticabile invece è la seconda: la destra machista-sciovinista-ginofoba, ha educato Giorgia Meloni fin da bambina a credere obbedire combattere per Dio Patria Famiglia, corrompendo l’ovvia e naturale vocazione del femminile ad essere di sinistra. E’ la soluzione decisamente più interessante per più motivi:
a) è la più a buon mercato, poche parole e perfettamente comprensibili anche a chi cuoceva salsicce ai tempi della Festa dell’Unità:  non è colpa sua, poveretta
b) è applicabile a qualche milione di donne che voteranno (verosimilmente) la destra machista-sciovinista-ginofoba: non è colpa loro, poverette
c) è occasione imperdibile per la pratica della specialità della gauche d’essai: l’indignazione à la carte.
Giorgia Meloni non è sicuramente Miss Simpatia. Può tuttavia contare sulla solidarietà femminile (sempre trasversale) della Sorellanza dell’altro versante della politica, la quale, commentando e ammonendo, rampognando e denunciando, sta rimediando alacremente al di lei difetto.
La destra machista-sciovinista-ginofoba ringrazia. Sottovoce per evitare alla Sorellanza possibili brutti risvegli.

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