24. Nascita dell’eterno (1/2)
Parmenide immagina e pone l’essere. Prima di Parmenide l’essere non è e nessuno, dopo Parmenide, potrà evitare di fare i conti con l’essere.
L’essere di Parmenide non ha precedenti, prefigurazioni, allusioni. Nulla.
Come Atena nel mito nasce già adulta e armata dal cranio spaccato di Zeus, così l’essere, con Parmenide, sorge sferico, perfetto, necessario fin dall’inizio: non a caso, nel suo poema, è la dea a scoprirgli l’eon. L’essere non è il traguardo di un cammino, ma è l’inizio del cammino di Parmenide.
Noi ci accorgiamo solo a fatica, dopo ventisei secoli di tormenti ontologici, di quanto sia stata inaspettata, geniale, radicale la novità introdotta da Parmenide nel panorama sapienziale del suo tempo che rincorreva le archai.
L’essere di Parmenide è costruzione perfetta, di luminosità abbacinante nonostante i millenni, inconfutabile e irresistibile. E’ artificio di assoluta efficacia e chiave per la messa in chiaro degli inizi – e delle vicende successive – della sapienzialità dei Mortali.
Talete, segna l’inizio della irreversibile Götterdämmerung ellenica – i Mortali evolvono, gli dei no.
Eppure non è facile per i Mortali fare a meno degli dei. Gli dei ridotti a Immortali non sono dei, sono solo fratelli maggiori. Una differenza di grado, cioè di posizione sulla medesima scala gerarchica di ciò che è, non basta alle necessità sapienziali dei Mortali.
I Mortali hanno bisogno di dei che siano Dio – irraggiungibile, incommensurabile, inimmaginabile, oltre ogni possibilità di essere detto, secondo la lezione dell’Aeropagita, sconvolgente e vertiginosa (e in verità da lui per primo disattesa nei Nomi Divini). La ragione ultima di una cosa non può essere un’altra cosa, anche se di ordine superiore. E dei a portata di mano, commensurabili con i Mortali, sono tutt’al più Immortali, non Dio – che deve poter tenere, sempre e in ogni caso, una distanza ontologica incolmabile dai Mortali.
Perché i Mortali abbiano continuato ad avere nostalgia degli dei, è questione che verosimilmente non ha risposta definitiva, forse perché ne ha molte e forse perché l’unica davvero percorribile è che gli dei sono la verità degli uomini come il mito è la vera parola su ciò che siamo.
(Segue)