13. Diagnostica epistemologica (1/2)
Popper per primo contestò che la vendemmia baconiana del dato sperimentale, una volta raggiunta massa critica adeguata, avrebbe dato luogo, come per generazione spontanea, alla teoria capace di mettere ordine e trovare ragioni. In assenza tuttavia di una teoria che stabilisca senso e regole per la raccolta, il dato non è dato di nulla e nessuna massa critica verrà mai raggiunta. Popper risolse la contraddizione indicando che, in effetti, non si raccolgono mai dati in assenza di teorie: si raccolgono con le teorie a disposizione, nella piena consapevolezza della loro provvisorietà. La raccolta del dato, poi, in presenza di una teoria, segue il principio di economia: si raccolgono solo conferme e smentite della teoria e ciò che non conferma né smentisce è classificato come irrilevante – a meno di una teoria che mostri come ciò che non è conferma sia smentita e ciò che non sia smentita sia conferma, e che non esistono dati neutri rispetto alla teoria da confermare o smentire. Teoria ardua anche solo da immaginare…
Ciò che Popper e gli epistemologi del secolo scorso faticarono a vedere, è che non ci sono teorie che rimpiazzano teorie sulla scorta di smentite sperimentali, ma un’unica immane teoria che evolve costantemente per variazioni più o meno insensibili. Talvolta per aggiunte significative – la relatività generale non ha toccato l’elettromagnetismo così come la teoria dei quanti non ha toccato la relatività generale. Anzi, il tema, tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo, è venire a capo dell’Unica Teoria che si è ammassata da Newton in avanti per dare unità alla diversità e spesso eterogeneità delle singole regioni teoriche.
La vittima sacrificale delle dimensioni dell’Unica Teoria è la vendemmia sperimentale. Quasi una legge dell’inverso sembra stabilire che più la teoria diventa complessa, meno ricorre al dato sperimentale – meglio, più si complica la ricerca del dato sperimentale e, complicandosi, il dato si dirada – aumenta in qualità e diminuisce più che proporzionalmente in numero. L’idea iniziale molto dato e poca teoria, diventa molta teoria e poco dato. Detto altrimenti: è la teoria che costruisce la sperimentazione. Indubitabile, ma a rischio radicale di circolarità: non è inverosimile che se una teoria costruisce il proprio dato sperimentale, difficilmente il dato sperimentale costruito potrà mai smentire la teoria che lo costruisce.
Tuttavia succede: sono questi, in forma ormai irriconoscibile, gli experimenta crucis che Bacon invocava per dirimere le questioni teoriche. : i quali, se dicono sempre meno riguardo alle cose, dicono sempre di più riguardo alle teorie che ricostruiscono le cose. Il dato sperimentale non è il confronto con le cose, ma la diagnosi delle teorie.
(Segue)