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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

29. Metafisica della fisica

La vicenda sapienziale del logos, con la sofistica, arriva già al capolinea – l’autoreferenzialità. E’ la forma estrema – riduzione o sublimazione) del logos che disseziona se stesso nel tentativo disperato – e più o meno riuscito – di riconfigurarsi, cioè di ricostruirsi dopo aver via via dissolto le cose .
Platone – ossessionato dalla deriva sofistica – ha la forza e la teatralità di azzerare il gioco, ribaltando la scacchiera su cui il re è sotto scacco matto. E’ l’unica possibilità per evitare lo scacco matto. Scacco matto del logos estenuato dalla sofologia della sofistica.
Dopo le grandi architetture sapienziali – le archai, l’arithmos,  l’on –arriva con la sofistica il virtuosismo suicida , anzi autofago, del logos. L’autofagia – dissoluzione di se medesimo in quanto dissolvitore delle cose – ottiene di liberare la scena e consentire un nuovo inizio alle cose. Platone è architetto poderoso che costruisce nel panorama di macerie lasciato dalla sofistica, rigettando la conclusione più ovvia, cioè che Gorgia è il compimento di Talete.
Ma non è Platone a confutare la sofistica – la sofistica non può morire per confutazione perché sarebbe capace sempre di nuova contro-confutazione, muore solo per consunzione, perché travolta dall’autofagia del logos che essa stessa ha scatenato.
La parola che parla di se stessa – in esclusiva o in prevalenza – è sempre la chiusa di un’era sapienziale. Così è successo dopo la grande stagione della Scolastica del tredicesimo e quattordicesimo secolo, così è successo dopo i due secoli di meccanica trionfale, alla fine dell’Ottocento. Occam e Russell sono gli eredi di Protagora e Gorgia.
Platone ha restaurato la sapienzialità ellenica dopo le devastazioni degli epigoni della sofistica – e Socrate era sofista di prima grandezza.
Cartesio l’ha riesumata dopo la consunzione della tardissima scolastica – Suarez è suo riferimento obbligato, come di Pascal.
Ancora non si intravede, a distanza di un secolo, chi la possa riesumare dopo la sua caduta a cavallo fra Ottocento e Novecento. Albert Einstein per lunghi anni lavorò a quella che lui chiamò teoria del campo che, all’epoca, fu vista dai più come degenerazione senile di una genialità ipertrofica. In verità, Einstein non poteva che immaginare una e una sola teoria per la totalità delle cose e finché relatività generale e teoria dei quanti non fossero state integrate, la fisica non avrebbe potuto dirsi teoria definitiva.
A distanza di mezzo secolo, la fisica si affatica ancora intorno alla teoria del tutto, mostrando quanto Einstein vedesse lontano. E quanto sentisse acuto il problema di una teoria spezzata incapace di dire la totalità.
Ma Teoria del Tutto è il marchio della sapienzialità dei Mortali fin dal tempo delle archai. Per quanto sia difficile per i contemporanei di ogni tempo essere consapevoli dei cambiamenti epocali in atto, forse la teoria delle stringhe o della gravità quantistica è il nuovo slancio sapienziale verso ulteriorità al momento non prevedibili.

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