28. Aitiogonia
Platone non annovera Esiodo fra i Sette. Aristotele non lo annovera nemmeno fra i sophoi. Eppure, come Talete, Anassimene e Anassimandro, compita diligentemente la sua versione delle cose e, soprattutto, delle origini – l’arché – delle cose.
Come Parmenide si affida agli dei per raccontare la sua verità – cioè la loro verità e la verità di loro.
Come tutti costoro, la declama in esametri.
Eppure Aristotele – e dopo di lui tutti gli altri, senza eccezioni – lo esclude dal novero dei sophoi.
Non perché non abbia detto dell’archè delle cose e delle loro aitiai.
Non perché si sia posto alla sequela di un dio – e, in verità, il suo mondo trabocca di dei come quello di Talete.
Non perché abbia poetato la sua verità.
Forse perché l’aitia non si risolve in genealogia. E non si risolve in genealogia perché il generare è un fatto – una Tatsache – non una ragione. E in effetti Aristotele, al generarsi (e al corrompersi) delle cose dedicherà apposito trattato come lo dedica al cielo e alle cose della politica.
La genealogia è indubbiamente una forma di causalità, ma una causalità allocata in un tempo – quello dei mythoi – che non è il suo, che non è l’immagine mobile dell’eternità. Soprattutto perché per Aristotele, proprio in forza della definizione platonica del tempo, è irrilevante una causa initialis, avendo centrato tutto sulla causa finalis – la causa finale, anzi, è causa veramente anche iniziale, inizio e ragione dell’inizio del compimento di un fine.
Per Aristotele, la causa è sempre, in qualche misura e sotto un qualche aspetto, attuale. La genealogia non è mai attuale, anche quando racconta dei contemporanei, perché li racconta nella prospettiva che avranno anch’essi dei successori.
Al generare, suggerisce Aristotele, mancano gli estremi per essere una ratio. E’ fatto, fatto di cui va trovata una ragione.
Quale è la ragione per cui Kronos ha generato Zeus e proprio Zeus? I suoi coiti inenarrabili e drammatici con Gaia non sono una ragione, semplicemente un fatto che precede un fatto.
La genealogia non può essere causa perché non è mai ragione. Per questo non può mai essere forma sapienziale. Per questo Esiodo è rimasto irrimediabilmente poeta, e solo poeta.