57. Il problema dei tre corpi – The Three-Body Problem (1/2)
Resta ancora un solo discorso della via che diviene:
su questa ci sono moltissimi segni che il divenire è generato e perituro,
infatti è molteplice, mobile e limitato.
Non era prima, né sarà poi, perché è solo ora,
né insieme tutto quanto, né uno né continuo.
Quale permanere cercherai in esso?
Come e da dove il suo permanere?
Dall’essere non te lo concedo, perché non è possibile né pensabile
Che esso sia. E quale necessità lo avrebbe mai costretto a cessare,
o dopo o prima, se venisse dall’essere?
Perciò è necessario che il divenire divenga
o che non ci sia affatto divenire.
(…)
E come potrebbe non perire per sé, prima o poi?
E come potrebbe non venire da altro?
Perché se non viene da altro, non diverrebbe
e neppure divenire per una volta in futuro.
Così il provenire è indubitabile e certissimi sono i suoi limiti.
Divisibile perché tutto disuguale da sé;
di qua un di più perché discontinuo,
e di là un di meno; dappertutto alterna pieno e vuoto di essere.
Perciò è discontinuo e parti da parti si discostano.
E poi mobile e illimitatamente mobile,
perché principiato e cessante, dal momento che provenire e perire
con esso abitano e verace convinzione li trattiene.
Eccetera…
1. Eraclito che riscrive Parmenide: sarebbe la sfida se una gignomenologia possa prendere il posto dell’ontologia, cioè se una gignomenologia sia possibile, cioè se l’essere sia derivabile dal divenire invece che il divenire dall’essere. Oppure se siano con-possibili, se non addirittura con-necessari domini separati senza che sia richiesto all’uno e all’altro di avere relazioni reciproche qualsiasi.
È ipotizzabile una declinazione simmetrica dei due rami sapienziali? All’essere come ragione del divenire si può far corrispondere il divenire come ragione dell’essere?
Che l’essere sia dicibile di ogni cosa – questa è la ragione della scelta originaria che portò a una ontologia piuttosto che a una gignomenologia – potrebbe non escludere che anche il divenire lo sia. E che possa esserlo anche il divenire, lo fa sospettare l’irresistibile necessità di raccontare Dio (o l’einai o qualunque assimilabile) – l’immobilità e la necessità, l’eternità e l’immutabilità.
Che i due domini – ontologia e gignomenologia – siano compossibili è sospettabile anche perché l’opposto dell’essere non è solo il divenire ma anche il nulla. Anzi il nulla più che il divenire, perché fra essere e divenire non c’è l’incompatibilità che sussiste fra essere e nulla.
Sarebbe possibile anche una medenologia? Divertente considerare che, pur condividendo la medesima assolutezza dell’einai, il meden dovrebbe essere a sua volta raccontato, cioè detto nella prospettiva della successione e della molteplicità.
There remains only one discussion of the path that becomes:
on this there are many signs that Becoming is generated and perishable,
in fact, it is multiple, mobile and limited.
It was neither before, nor it will be then, because it is only now,
neither all together, nor one nor continuous.
What permanence will you seek in it?
How and from where its permanence?
I do not admit you that it comes from Being,
because it is neither possible nor conceivable that it is.
And which necessity would have forced him
to cease, either after or before,
if it came from Being?
Therefore, it is necessary either that the Becoming becomes
or that there is no Becoming at all.
(…)
And how could it not perish itself, sooner or later?
And how could it not come from elsewhere?
Because if it comes from nothing else, it would not become
or even become for once in the future.
Thus, its origin is indubitable and its limits are very certain.
Divisible because totally unequal to itself;
here more because it is discontinuous,
and there less; everywhere it alternates full and empty Being.
Therefore, it is discontinuous and part by part diverges.
And then mobile and unlimitedly mobile,
because its beginning and ceasing, since coming from and perishing
live with it and true conviction holds them.
Etc…
1. Heraclitus rewriting Parmenides: the challenge would be whether a gignomenology can take the place of ontology, that is, whether a gignomenology is possible, that is, whether Being could be derived from Becoming rather than Becoming from Being. Or whether separate domains are co-possible, or even co-necessary, without being required both to have any reciprocal relationships.
Is a symmetrical declination of the two branches of sapientiality conceivable? Can Becoming as reason for Being correspond to Being as the reason for Becoming?
That Being is predicable of everything – this is the reason of the original choice that led to an ontology rather than a gignomenology – may not exclude that Becoming is also predicable of everything. And that Becoming can also be so, the irresistible need to narrate God makes us suspect (God or einai or any similar, like immobility and necessity, eternity and immutability).
That the two domains – ontology and gignomenology – are compossible is also suspect because the opposite of Being is not only Becoming but also Nothingness. Indeed, Nothingness more than Becoming, because between Being and Becoming there is not the same incompatibility that exists between Being and Nothingness.
So, would a medenology also be possible? It is funny to consider that, despite sharing the same absoluteness as einai, meden should in turn be told, that is, told from the perspective of sequence and multiplicity.