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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

20. Ontologia dell’artefatto

Terribile e di terribile coerenza è il principio di individuazione che l’Aquinate assegna  – non a torto, ma hic durus sermo! – alla materia signata quantitate. Malagevole da piegare alle ragioni del vivente, perché difficile negare al vivente l’individuità della forma, magari anche signata qualitate, l’individuazione per materiam signatam quantitate si attaglia compiutamente ed esaustivamente alle ragioni dell’artefatto. Specie se industrialmente prodotto. Come se Tommaso immaginasse preventivamente la produzione industriale di serie mettendone a punto l’ontologia – ontologia dell’artefatto e della sua perfetta infinita ripetibilità.
In verità è l’ontologia di Aristotele a essere ontologia dell’artefatto che dà luogo a una Totalità che è Totalità di artefatti: Aristotele, nella quadruplice assialità di materia/forma e atto/potenza riconfigura le cose come artefatti, quanto al loro disegno strutturale (materia e forma) e quanto alla loro capacità di muoversi e muovere (atto e potenza). Il riconfigurare è già e sempre un arte-facere.
L’individuatio per materiam signatam quantitate è già in nuce nella doppia causalità formale e materiale – identicità della forma e diversità della materia – ma per Aristotele non è mai stato un problema propriamente ontologico, è stato invece problema logico, nel senso che era precondizione per definire l’universalitas – il katholou. Dopo di che, non dandosi sapienzialità dell’individuitas, il tema tramonta oltre l’orizzonte aristotelico.
La forma è l’universale della cosa – dell’individuum – e non può essere principio di individuazione. É però configuratore di una certa quantità di materia secondo certi rapporti quantitativi. Poiché la quantità della materia configurata non può che essere finita per essere sottoponibile alla forma che è finita per definizione – forma infinita sarebbe contraddizione in termini – e poiché la forma non si usura nell’atto di configurare la materia, è possibile alla forma configurare all’infinito quantità finite di materia.
Nella produzione industriale, lo stampo è uno gli stampati sono infiniti, tutti con la medesima forma, ognuno perfettamente individuo per la quantità di materia sua propria assegnatagli, ma perfettamente identico a ciascun altro per l’identicità della forma.
Non ha senso fare uno stampo per un singolo stampato così come è ridicolo immaginare un universale per ciascun individuo. Tommaso abita nel kosmos aristotelico, affascinato dall’efficienza sapienziale dell’immensa machina mundi messa a punto da Aristotele a partire dal motore immobile, discendendo per ogni singola catena di trasmissione del moto fino all’ultimo dei movibili. L’efficienza sapienziale del kosmos aristotelico è meccanicità e meccanicità significa produzione industriale, significa perfetta identità dei pezzi da assemblare rispetto a tutti gli altri provenienti dal medesimo ciclo poietico e perfetta intercambiabilità dell’uno con qualsiasi altro. Il kosmos aristotelico è una compiuta ontologia di artefatti.

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