47. Metafisica del fotogramma – Metaphysics of Frame (1/2)
1. Alla fine, una sapienzialità è possibile solo se siamo parmenidei. La sapienzialità dei mortali può esistere solo in una prospettiva parmenidea, altrimenti è altro. La ragione è che a noi è consentito manipolare solo Immobili, perché il nostro dire può essere solo di ciò che è Immobile – cioè di ciò che ci è possibile, in una qualsiasi forma o misura, immobilizzare, cioè rendere immobile.
Parmenide è ineludibile quando si costretti a figurare un divenire fotogrammatico: un divenire cioè che a ogni istante è una Totalità nuova, fissata nella sua intangibile immobilità, disposta successivamente, cioè nella sequenza infinita degli istanti, essi stessi immobilizzazione del tempo – la minima immaginabile, quella di cui non è immaginabile una minore.
Il divenire è successione di Totalità immobili diverse, anche minimissimamente diverse, e il divenire è semplicemente la differenza fra una Totalità immobile e la Totalità immobile immediatamente successiva – così il movimento in un film è dato dalla rapida successione dei fotogrammi di una pellicola.
2. Cinematografia e ontologia concorrono così inesorabilmente a definire il divenire (e così il movimento) come ciò che è colto dal nostro sguardo, cioè la differenza nella successione di Immobili che è colta dal nostro sguardo ed è a sua volta immobilizzata in una sequenza manipolabile, cioè gestibile a nostra misura.
Parmenide è inconfutabile: solo l’Immobile propriamente è e soprattutto solo l’Immobile è propriamente dicibile – o meglio l’Immobilizzabile è propriamente dicibile.
La tecnologia dei pixel, rispetto alla sequenza dei fotogrammi, è mera variazione sul tema: semplicemente, la successione di immobilità diverse non comporta ogni volta la costruzione di una nuova Totalità, ma solo di regioni più o meno ristrette (addirittura puntiformi).
La totalità, in questo caso, non è un che di ontologicamente compatto che richiede, nell’istante successivo, di essere totalmente duplicato (in tutto identico, salvo la regione ristretta in cui al precedente stato immobile è sostituito un nuovo stato immobile). Più pertinente sarebbe figurare la Totalità come un reticolo di nodi collegati Nt nel quale il divenire è la sostituzione n nodi con m nuovi nodi (può essere che la nuova configurazione richieda più o meno nodi della precedente, così come ne richieda un uguale numero).
(Continua)
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1. Finally, a sapiential form is only possible if we are Parmenideans. The sapientiality of mortals can only exist in a Parmenidean perspective, otherwise it is not a sapientiality. The reason is that we are only allowed to manipulate Immobiles, because our speaking can only be of what is Immobile – that is, of what we can, in any form or measure, immobilize, that is, make immobile.
Parmenides is unavoidable if we are forced to imagine a photogrammatic Becoming: that is, a Becoming that at every instant is a new Totality, fixed in its intangible immobility, arranged successively, that is, in the infinite sequence of instants, themselves an immobilization of time – the minimum imaginable, something so small that something smaller is not imaginable.
Becoming is a succession of different, even minimally different, immobile Totalities, and Becoming is simply the difference between an immobile Totality and the immediately subsequent immobile Totality – so, movement in a movie is given by the rapid succession of the frames of a film.
2. Cinematography and ontology thus inexorably contribute to define Becoming (and thus movement) as what is captured by our gaze, that is, the difference in the succession of Immobiles that is captured by our gaze and is in turn immobilized in a manipulable sequence, that is, perfectly manageable by us.
Parmenides is irrefutable: only the Immobile properly is and above all only the Immobile is properly speakable – or rather what can be immobilized is properly speakable.
Pixel technology, compared to the sequence of frames, is a mere variation on the theme: simply, the succession of different immobilities does not need the construction of a new Totality each time, but only the construction of more or less restricted (even punctiform) regions.
Totality, in this case, is not something ontologically compact that requires, in the following instant, to be totally duplicated (identical in everything, except for the restricted region in which the previous immobile state is replaced by a new immobile state). More pertinent would be to imagine Totality as a network of connected nodes Nt in which Becoming is the replacement of n nodes with m new nodes (it may be that the new configuration requires more or fewer nodes than the previous one, as well as it may require an equal number of them).
(The end)