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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

Sapienzialità del componente (2/2)

Ma per quanto chiaramente e distintamente definita, la componentistica evolve verso una sempre maggiore funzionalità (efficienza ed efficacia) nel riprodurre il moto. Evolve indefinitamente e senza un disegno prefissato: la componentistica è sempre qualcosa di provvisorio e la sua definibilità è definibilità sempre hic et nunc. Lo spazio, il tempo, la gravità e la massa dei Principia non sono quelli della relatività generale e la bassa risoluzione di Newton lascia il posto a risoluzioni sempre più alte, a grane sempre più fini – Lagrange, Maxwell, Einstein, Bohr.
Non solo. La lezione di Newton – tutto è questione di componentistica – apre la via alla messa a punto di componentistica nuova, per dettagliare e ampliare. Un componente si risolve in più componenti, ciascuno dei quali si può risolvere in altri ancora. Newton non immaginava che esistesse una fisica delle alte velocità né Rutherford che saremmo giunti alle stringhe a undici dimensioni.
Mach e Popper hanno indicato gli unici due limiti che è raccomandabile tenere presenti: la nuova componentistica non deve essere ridondante – cioè va messa a punto solo quando la componentistica esistente si rivela inefficace, ed è il principio di economia; la nuova componentistica non può essere ad hoc, cioè valere per un caso specifico ed essere messa a punto per risolvere anomalie circostanziate, ed è il principio di universalità dell’impiego.
Esiste un limite al livello di risoluzione della componentistica?
Impossibile deciderlo a priori. Può essere che a un certo grado di risoluzione si inneschino dinamiche imprevedibili. Indubbiamente, man mano che la grana diventa più fine, il quadro si complessifica e indubbiamente la complessità ha dinamiche proprie che nulla hanno a che fare con la fisica. Il limite è che il quadro collassi evaporando nell’eccesso di dettaglio – o che l’unità del quadro abbia una capacità attrattiva così bassa da non essere più rilevabile (e quindi rilevante). A quel punto si sarà perso di vista l’orizzonte
totale – la Totalità – e come nella Repubblica di Asimov reggeranno solo complessità locali.
D’altra parte, non è possibile bloccare per decreto la nuova componentistica. Ciò supporrebbe di essere preventivamente in possesso del disegno complessivo del percorso.
La contraddizione è la malattia mortale della nostra forma sapienziale: progressione fino alla dissoluzione del quadro contro stabilizzazione del quadro rinunciando a ogni sguardo fuori dal già stabilito.
Le cose non aiutano. Da troppo tempo ne stiamo facendo a meno. E in fondo, verosimilmente, le cose non sono interessate alla nostra componentistica.
(Fine)

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