Evoluzione della specie
La sapienzialità dei Mortali è infine un tentativo di surrogare gli dei che sono venuti meno, quegli stessi dei che hanno sempre misurato il dono ai Mortali della propria sapienza di Immortali.
Misurato e complicato fino al limite della follia.
Gli dei, all’alba della nostra storia, rassicuravano, prima di tutto. Rassicuravano dallo spaesamento, dall’esser-gettati, dallo smarrimento in cui rischia di annegare la consapevolezza di sé non appena si dischiude.
Quanto la sapienza del dio contasse nel rassicurare i Mortali, si può desumere dal numero delle occasione in cui si manifestava – sempre su richiesta e perlopiù in circostanze critiche.
Nella normalità, a rassicurare i Mortali bastava la consapevolezza che gli dei ci fossero, da qualche parte e in una qualunque forma che non interessava indagare.
Rinunciare alla sapienzialità del dio ha significato rinunciare prima di tutto ad essere rassicurati, ad affrontare il rischio dell’incontro con l’unhemlich, il non (più) familiare, il terrifico, l’orrido, lo spaventevole, la follia soprattutto – tutta la danza macabra delle mostruosità incontrate da Teseo sulla via dio Atene, da Edipo sulla via di Tebe: nessun dio li accompagna, nessun dio si offre a supporto e a nessun dio è richiesto di esserci. Senza gli dei esiste solo il là-fuori.
É hybris l’abbandono degli dei? È hybris l’età della ragione?
Troppo semplice. Troppo a buon mercato cercare una colpa in noi che sia la ragione di quello che succede. Colpa che alla fine non è mai una ragione, ma un rimandare a un obscurius non definibile la chiave di lettura degli obscura che ci sollecitano.
La verità, innegabile e inesorabile, è che noi evolviamo, gli dei no.
Se la distanza fra noi e loro fosse infinita, potremmo evolvere (forse anche all’infinito) senza che mai quella distanza infinita possa diventare finita. Ma se la distanza fra noi e Loro è finita, per quanto grande possa essere, si accorcerà a ogni nostro passo evolutivo.
E allora, sorge inevitabile la domanda: che ce ne facciamo di dei, eguagliare i quali è mera questione di tempo. Che ce ne facciamo di dei che non sono e non possono essere Dio?
Gli dei non evolvono perché sono immutabili. All’inizio era questa la nostra rassicurazione. Gli dei sono sempre gli stessi. Ma essere immutabile senza essere Dio, significa durare fino a quando quella immutabilità sarà ostacolo a esistere – per noia o perché altri passano avanti. Se non si è Dio, il momento in cui l’immutabilità diventa ostacolo, arriva. E’ solo questione di tempo. Come il nostro raggiungere l’uguaglianza con gli dei, se la distanza fra noi e Loro è finita.