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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

16. Mistica della Meccanica (2/3)

Dettaglio teologico articolatissimo – al limite dell’impercorribilità per un opera che abbia anche solo un minimo di unità – che  è articolatissima elusione della questione di fondo e il non dire mai chiaramente e distintamente che il nostro smarrimento esistenziale, Geworfenheit ante litteram, sia pena della nostra colpa. Dice sempre e solo che siamo peccatori perché abbiamo peccato – cioè non dice niente perché l’affermazione è quanto di più tautologico si possa immaginare. Il motore della poderosa macchina da guerra teologico-esistenziale che avrebbe dovuto essere l’Apologia, rimane nodo irrisolto lungo tutte le Pensées e ciò induce al sospetto che la teologia esistenziale dell’opera mancata sarebbe stata dispiegamento senza economie dell’esprit de finesse a copertura del nostro originario e inaccettabile smarrimento di fronte, semplicemente, alla consapevolezza del nostro nulla condannato a deriva infinita nell’infinito.
Colpa è il nome – e con ciò stesso il giudizio – che Pascal dà allo smarrimento che impregna l’anima della Modernità, del quale lui per primo (e non è facile identificare il secondo) ha portato le stigmate – il Memoriale.
Dare un nome – colpa – significa già in qualche misura imbrigliare, e dunque in qualche misura esorcizzare, l’indomabile. Attorno a quel nome – a quell’esorcismo – Pascal aveva progettato la sua cattedrale apologetica. Forse, nell’illusione di imprigionarlo definitivamente.
Pascal e Cartesio sono incompatibili, come incompatibili sono esprit de finesse ed esprit de géometrie. Pascal è meccanico quanto Cartesio – e sicuramente più consapevole delle implicazioni più remote dell’essere meccanico – ma Cartesio non ha la minima sensibilità e quindi il minimo sentore della colpa. La colpa è tanto assente all’orizzonte di Cartesio quanto centrale nell’orizzonte di Pascal. La totale estraneità di Cartesio a ciò che può essere colpa, non si deve alla sua incompatibilità con i gesuiti – anche Pascal li detesta e senza nemmeno essere stato alla loro scuola – ma perché la sua géometrie è totalmente incapace di quel senso di smarrimento così radicale, così ontologico e costitutivo, che invece devasta la finesse di Pascal.
A parte testimoniare che la fragilità interiore non è per anime meccaniche – e che la meccanica non è quindi per anime fragili – la vicenda di Pascal si consuma nella condizione esistenziale che la meccanica (forse non ogni meccanica, ma indubitabilmente la meccanica da cui fiorisce la Modernità) – gli ha immediatamente disvelato: la nostalgia e lo struggimento per l’unico rimedio possibile alla solitudine della deriva infinita nell’infinito, quel Dio che non è solo drammaticamente e dolorosamente absconditus ma che è tragicamente e disperatamente perduto.
Serve notare che la religione – qualunque cosa sia – non poggia su Dio ma su quelli come Pascal, i quali hanno disperata necessità di un Dio del quale una religione possa dire qualcos?
(Segue)

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