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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

50. Il setaccio di Ananke – The Anankes’ Sieve

1. Le cose che sono, sono perché sopravvissute alla incessante prova della complessità. Interazione costante di ogni cosa con ogni cosa – di ogni nodo con ogni nodo di un reticolo in cui ciascuno dei nodi ha collegamento diretto con ciascuno degli altri – ogni cosa è resa instabile dal dinamismo interattivo. Instabile, cioè provvisoria. Ogni cosa cerca di sopraesistere alla trama di relazioni in cui si trova a gettata. Così, il reticolo è un reticolo di sopravvissuti – di sopraesisititi – che a loro volta ridisegnano costantemente la complessità nella quale sono riusciti a sopraesistere.
2. La relazionalità del reticolo complesso non è architettonica, cioè definitiva e sempre identica. L’esercizio relazionale, il dispiegarsi della relazione modifica costantemente il reticolo che non è mai identico a se stesso, condannato a una instabilità strutturale che tuttavia non è che la sua declinazione esplicita. Essendo reticolo totale – il reticolo della Totalità o la Totalità come Reticolo – non è né la stabilità né l’identità di sé con se medesimo la ragione della sua continuità, ma la sua totalità, non avendo la Totalità alcuna alternativa – Parmenide potrebbe dire: la Totalità è e non può non essere, o meglio ancora: la Totalità totaleggia e non può non totaleggiare.
Il dinamismo relazionale non preserva i relati dalle conseguenze delle loro relazioni e il nodo che non sopraesiste non sopraesiste perché vittima delle sue relazioni che pure non sopraesistono all’annientamento del nodo.
3. L’esercizio della complessità in quanto reticolo di relazioni costantemente interattive fra loro, non ha zone franche a causa della relazionalità totale e immediata di ogni nodo con ogni nodo. La totalità del reticolo si preserva sacrificando costantemente nodi al dinamismo relazionale che lo costituisce.
Così, come vide già Anassimandro, ogni cosa-nodo sorge con un debito da pagare alla relazionalità totale del reticolo e il reticolo, prima o poi, chiede al nodo il pagamento del suo debito – come se fosse concessione del reticolo il costituirsi dei nodi sui punti di incrocio delle relazioni. Inesorabile, la Totalità che non ha potuto costituirsi architettonicamente, ma solo dinamicamente, sopraesiste per via di aggiustamenti incessanti vagliando costantemente l’idoneità di ciascun nodo a sopraesistere nei successivi, inevitabili aggiustamenti del reticolo resi necessari dall’interazione di ogni cosa con ogni cosa.
Questa è la legge di Ananke.
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1. The things that exist, exist because they have survived the incessant test of complexity. Constant interaction of everything with everything – of every node with every node of a lattice in which each of the nodes has a direct connection with each other node – everything is made unstable by interactive dynamism. Unstable means temporary. Everything tries to over-exist the network of relationships in which it finds itself thrown. Thus, the network is a weave of survivors – of over-existers – that in turn constantly redesign the complexity in which they could overexist.
2. The relationality of the complex network is not architectural, that is, definitive and always identical. The relational exercise, the unfolding of the relationship constantly modifies the network which thus is never identical to itself, condemned to a structural instability which however is only its explicit declination. Being a total network – Network of Totality or Totality as a Network – the reason for its continuity is neither the stability nor the identity of itself with itself, but its totalness, since Totality has no alternative – Parmenides could say: the Totality is and cannot not be, or better yet: the Totality totalizes and cannot not totalize.
Relational dynamism does not preserve the related from the consequences of their relationships and the node that does not overexist does not overexist because it is a victim of its relationships – which also do not overexist to the annihilation of the node.
3. The actualizing of complexity as a network of constantly interactive relationships between them, has no free zones because of the total and immediate relationality of each node with each node. The totalness of the network is preserved by constantly sacrificing nodes to the relational dynamism that constitutes it.
Thus, as Anaximander already saw, each node-thing arises with a debt to pay to the total relationality of the network and the network, sooner or later, asks the node to pay its debt – as if the establishing of nodes in the relationship-intersection points were a concession from the network. Inexorably, the Totality which could not be constituted architecturally, but only dynamically, overexists due to incessant adjustments, constantly checking the suitability of each node to overexist in the subsequent, unavoidable adjustments of the network, made necessary by the interaction of everything with everything.
This is Anankes’ law.

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