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Doch ist mir einst das Heilige, das am
Herzen mir Liegt, das Gedicht, gelungen,
willkommen dann, o Stille der Schattenwelt!
zufrieden bin ich, wenn auch mein Saitenspiel
mich nicht hinabgeleitet; einmal
lebt ich wie Götter, und mehr bedarfs nicht.
(Hölderlin, An die Parzen)

72. Modelli semoventi – Self-Moving Models (3/3)

7. Era possibile percorrere vie diverse? Probabilmente no. Con o senza gli dèi Ananke rimane Ananke. Ananke è ineludibile. Ananke rimane sempre e comunque la ragione per cui le cose sono compaginate in un kosmos. Senza Ananke tutto sarebbe chaos.
Solo è maggiore fatica per i mortali riconoscerla, perché il loro kosmos non è uno stare di immobili ma un muoversi di mobili. La forma sapienziale dei brotoi è condanna al moto – nella doppia forma di mutamento e di movimento. È il destino e la pena per non aver continuato ad accontentarsi della sapienzialità del dio, che non si sottraeva alle richieste ma non disvelava uno iota più di quanto fosse necessario a soddisfare la domanda.
Per i mortali sapienzialità fu fin dall’inizio possibilità di dominare il moto delle cose: nel tempo della sapienzialità ellenica solo per farlo proprio, possederlo nel suo dipanarsi intricato fra le cose in parallelo alla inscalfibile verità che le cose sono di pertinenza degli dèi e solo gli dei dèi possiedono la capacità di domarle e governarle. Nel tempo della sapienzialità paolina e agostiniana, solo per farne itinerario verso l’Unico Dio e in parallelo per celebrarNe la gloria.
8. Con la Modernità per governarlo. Governarlo a dispetto della nostra impossibilità ontologica di disporre delle cose. Hegel lo dirà a tre secoli di distanza con verità inimmaginata perfino da lui: desto schlimmer für die Tatsachen! che si tradusse fin dall’inizio con la costruzione delle cose che avremmo potuto governare. Non potendo governare quelle di pertinenza del divino, non ci rimase che costruirci quelle a nostra misura. Il kosmos ellenico era kosmos physikos. Il kosmos della Modernità è kosmos technikos – un mondo di artificialia, non più di naturalia. La sapienzialità ellenica era computazionale, quella moderna è meccanica.
Aristotele costruisce il suo kosmos sulla trasmissione del moto figurata nei naturalia, dai motori immobili fino agli individui. Da Cartesio in poi il moto è il funzionare della machina mundi – Dio immette una quantità di moto nell’universo che l’universo, per statuto ontologico, manterrà costante in modo da non avere più bisogno di un ulteriore intervento di Dio: è il sogno della Modernità fluito nella Contemporaneità dell’automaton totale, della Totalità come se-movens. La Totalità auto-funzionante non solo solleva Dio dalla necessita di immettervi moto ulteriore, ma solleva noi che ne siamo i costruttori dall’immane responsabilità di essere sostegno stabile di ciò in cui noi cerchiamo disperatamente sostegno stabile.
9. Che la sapienzialità meccanica diventi anche costruzione di macchine che prendono posto fra le cose, è qui meno rilevante della questione che si potrebbe porre a proposito della differenza fra un meccanismo totale e una partita a scacchi. L’uno e l’altra perfetti artifici strutturati secondo calcoli indefinitamente efficaci che danno luogo a infiniti stati della Totalità e a partite infinite – come non vedere che la sapienzialità dei mortali, nascendo computazionale (parola calcolante, questa la più fedele resa del termine logos), è fin dall’inizio gioco? Come non concludere che gli uomini, senza il dio, non possano che avere una sapienzialità ludica, una sapienzialità che è gioco?La differenza allora? Semplicemente che una scacchiera, anche completa dei propri scacchi, non funzionerà mai. Non sarà mai in grado di funzionare: cioè di giocare da sé una partita.

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7. Was it possible to follow different paths? Probably not. With or without the gods, Ananke remains Ananke. Ananke is inescapable. Ananke is always and inevitably the reason why the things are well structured in a kosmos. Without Ananke, everything would be chaos.
It is only a greater effort for mortals to recognize her, because their kosmos is not a staying of immobiles but a movement of mobiles. The sapiential condition of the brotoi is a condemnation to motion—in the double form of change and movement. It is their fate and punishment for not having continued to be content with the sapientiality of the god, who did not withhold answers but also revealed not one iota more than was necessary to satisfy the question.
For mortals, sapientiality from the very beginning was the possibility of mastering the motion of the things: in the age of Hellenic sapientiality, only to make it their own—to possess it in its intricate flow among the things, alongside the unshakable truth that the things belong to the gods, and only the gods possess the ability to tame and govern them. In the age of Pauline and Augustinian sapientiality, only to make it an itinerary toward the One God and, in parallel, to celebrate His glory.
8. With Modernity, the aim becomes to govern it. Govern it despite our ontological inability to dispose of things. Hegel would state it three centuries later, with a truth unimaginable even to himself: desto schlimmer für die Tatsachen! which translated, from the very beginning, into the construction of the things that we could govern. Unable to govern those that belong to the divine, all that remained to us was to construct things to our own measure.
The Hellenic kosmos was a kosmos physikos. The kosmos of Modernity is a kosmos technikos—a world of artificialia, no longer of naturalia.
Hellenic sapientiality was computational, modern sapientiality is mechanical.
Aristotle built his kosmos on the transmission of motion as figured in the naturalia, from unmoved movers down to individuals.
From Descartes onward, motion becomes the functioning of the machina mundi—God endows the universe with a quantity of motion, which the universe, by ontological statute, will maintain constant, so that no further divine intervention is needed: this is the dream of Modernity, flowing into the Contemporaneity of the total automaton, of the Totality-as-se-movens.
This self-functioning Totality not only releases God from the need to provide it with further motion, but also releases us, its constructors, from the immense responsibility of being a stable support for that in which we are desperately seeking stable support.
9. That mechanical sapientiality should also become the construction of machines that take their place among things is, here, less relevant than the question one might pose about the difference between a total mechanism and a game of chess. Both are perfect artifices, structured according to indefinitely effective calculations that give rise to infinite states of Totality and to infinite games—how can one not see that the sapientiality of mortals, being computational from the beginning (calculating word: this is the most faithful translation of the word logos), is from the beginning a game?
How can one not conclude that without the gods, humans can only possess a ludic sapientiality—a wisdom that is play?
And the difference, then?
Simply that a chessboard, even with all its pieces, will never function.
It will never be able to function—that is, to play a game on its own.

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