CORTOCIRCUITO
Segnalo un caso da manuale nella storia della circonvenzione di incapace – nella fattispecie, il lettore del quotidiano La Repubblica.
Antefatto: all’inizio di giugno, una trentina di magrebini aggrediscono cinque ragazze italiane sul treno che tornava da Gardaland.
Michela Marzano, laicissima filosofa morale di riferimento della sinistra inclusivista e arcobalenista, commenta la vicenda su La Repubblica del 6 giugno. Nel pezzo, confezionato con la solennità di una nuova Lettera ai Corinzi, dice sostanzialmente tre cose: primo, l’azione dei magrebini è da condannare; secondo, bisogna però distinguere peccato e peccatore; terzo, l’accusa della destra, cioè che la sinistra ha avuto scarsa attenzione al fattaccio perché paladina degli immigrati, è falsa.
La prima cosa è ovvia, la seconda è cristianissima, per la terza, bastava elencare quando e dove la sinistra si sarebbe pronunciata sul caso per rispondere all’accusa. Invece la filosofa elenca le ragioni per cui la sinistra è tenuta a farlo. A tutt’oggi, rimane ancora dubbio se la sinistra l’abbia fatto o no.
Fin qui, nihil sub sole novum.
Ma nei tre giorni successivi, sul medesimo giornale, compaiono nell’ordine: 1) un pezzo a firma di Karima Moual che cita lacrimevoli casi di mancata integrazione di immigrati (7 giugno); 2) una inchiesta a firma di Brunella Giovara che allarga la platea dei casi lacrimevoli (8 giugno); 3) un commento di Conchita De Gregorio che considera lacrimevole di default la condizione dell’immigrato evocando la banlieue parigina (9 giugno). Conclusione: non è chiaro se la sinistra sia stata tiepida nella condanna ma è certo che è stata caldissima nelle attenuanti generiche.
Tutto qui? No. La questione vera sta altrove.
Perché quello che è successo dalle parti di Peschiera pone un problema ideologico-politico potenzialmente deflagrante. Provo a spiegare. Difesa della donna e accoglienza dell’immigrato sono due cause egualmente sante per l’inclusivismo arcobalenista. Tuttavia, a Peschiera, è successo che la santa causa degli umiliati e offesi dall’imperialismo occidentale e capitalista, si è trovata a voler saltare addosso alla causa delle umiliate e offese dal maschilismo occidentale e capitalista: ora, non dovrebbero gli umiliati e offesi di tutto il mondo unirsi e fare causa comune contro i medesimi nemici di classe invece di aggredirsi fra loro? E come possono due cause essere ugualmente sante se si è costretti a scegliere l’una o l’altra?
Per evitare turbe ideologiche che potrebbero risvegliare il senso critico, urge allora intervenire e ristabilire la verità: il fattaccio in fondo non sussiste. Quello che è successo è solo una dinamica sovrastrutturale originata da cause strutturali. Colpevole non è il branco perché la causa strutturale (e dunque la vera colpa) è ancora e sempre il sistema, Perché il sistema non accoglie, non integra, non equalizza. Perché il sistema è capitalista, imperialista e maschilista. Per di più, bianco, adulto ed etero. Quindi se un peccatore c’è, quello è il sistema.
Non il branco, che è solo una dinamica sovrastrutturale. Così le due sante cause, una delle quali è saltata addosso all’altra, tornano in sintonia: tutti vittime del sistema. I militanti dell’inclusivismo arcobalenista possono tornare a sonnecchiare.
Fino a quando un giorno potrebbe succedere che a Lampedusa si raduni una folla di donne per protestare contro altri sbarchi di immigrati.